La redazione
Non è una redazione, in realtà. È un salotto sparso tra cucine, bar, stanze da letto con tende tirate e piazze con le sedie di plastica consumate. Alcuni si vedono ogni giorno, altri si incrociano per caso al mercato o in fila alla posta, ma ognuno porta con sé una piccola mania che diventa subito racconto. Qui non ci sono linee editoriali, ma traiettorie personali che si sfiorano e si contraddicono: la polvere algebrica di Manolo, le Milf di Hitachi, i chiodi di Jo, l’ascetismo da camera di Gianfranco, la stazza monumentale di Laura, le poesie imperfette di Giorgio, il taccuino televisivo di John e l’enciclopedia proibita di Sebastiano.
Scrivono, parlano, a volte litigano, e nel mezzo buttano lì frasi che sembrano aforismi ma in realtà sono solo pezzi di vita, raccolti senza fretta. La geografia è quella del Salento minore, delle strade che finiscono davanti a un muro, dei nomi che si conoscono tutti. Leggerli è come fermarsi su un muretto, al tramonto, e ascoltare voci che non hanno paura del silenzio dopo le parole.
Manolo Comodino
A Palmariggi, dove il vento passa lento tra le case bianche e il vociare degli anziani è un rumore di fondo, Manolo si è fatto una vita intorno a un’ossessione: la polvere algebrica. Dice che migliora in silenzio, che bisogna darle tempo e rispetto, e in fondo è un po’ così anche per le persone. È il fondatore e l’anima irrequieta di ilSalentoXIX, ma anche il presidente onorario, di fatto e di diritto, di svariate pro loco sparse come briciole nella mappa del basso Salento. Lo puoi trovare la mattina presto con un taccuino unto di caffè in tasca, a calcolare qualcosa che non dirà mai ad alta voce.
Hitachi Passanisi
Tarantino di nascita e di temperamento, Hitachi ha imparato presto a camminare lentamente, come se ogni strada fosse una passerella. Dal 2009 bazzica il centro storico di Lecce con un’attenzione ossessiva per le Milf — termine che pronuncia con la stessa solennità con cui altri direbbero “Madonna col Bambino”. Si occupa di conversazione, disciplina antica e quasi scomparsa, che lui pratica nei bar di piazza, davanti a bicchieri di Primitivo di Manduria versati abbuecchiu. In un’epoca che corre, lui rimane un uomo che ancora aspetta la risposta giusta.
Jo Pistola
Jo è un uomo di chiodi. Non metafore: chiodi veri, zincati, lunghi, corti, storti, di ogni epoca. Li conosce uno per uno, come un collezionista conosce le pieghe della sua ossessione. Vive a cavallo tra Otranto e Muro Leccese, e quando non partecipa a progetti improbabili su “circostanze” — parola che gli piace così tanto da scriverla sempre con una maiuscola invisibile — abbraccia la sua ragazza come si abbraccia un salice: con la pazienza di chi sa che le braccia non bastano mai. Rispetto, prima di tutto, dice, anche quando non serve. Molto riservato e pieno di sio, ma gli amici, anche quando non li saluta con affetto, lo chiamano semplicemente Cugghiune.
Gianfranco di Surbo
Da quattordici anni Gianfranco lavora nella sua stanza da letto, e non è un eufemismo. Il tavolo è vicino alla finestra, ma le tende restano quasi sempre tirate, come a proteggere un piccolo laboratorio segreto. Si occupa di tante cose, alcune inconfessabili, altre così banali che non vale la pena nominarle. Ama l’approccio come mezzo, mai come fine, perché il fine — ripete — è roba da gente che ha fretta. Parla lentamente, infilando “relativamente” in mezzo alle frasi come se fosse una pausa del cuore.
Laura Panzuna
A Galatone, Laura è conosciuta prima di tutto per la sua stazza, che lei non nasconde ma anzi celebra. Da giovane ne ha fatto una cifra, da adulta un capitale di presenza. Conduce una vita agiata, tra menhir dimenticati e tartarughe che sanno aspettare. Ha un debole per la cronaca rosa, ma solo se mischiata alla polvere dei campi e al gusto ferroso delle notizie di paese. In pubblico ride forte, in privato osserva tutto, con quella calma da testimone invisibile.
Giorgio Magalli
A undici anni scriveva già, perché aveva una ragazza e perché non sapeva ancora che scrivere non serve a conquistare nessuno. È cresciuto lo stesso, nonostante la scaramanzia e un certo modo di tenere le mani in tasca quando sente di non essere nel posto giusto. Oggi a Botrugno compone poesie, alcune belle, altre meno, ma tutte con la stessa ostinazione di chi pianta alberi in un terreno sassoso o raccoglie municeddhri a Cannole. Sa che la sua bellezza non è un obbligo, ma un incidente sul bagnoasciuga.
John Quadrifoglio
Di San Cesario di Lecce, ma con l’anima televisiva, John ha fatto dell’amore per Un Posto al Sole una religione privata. Lo guardi seduto a tavola, mentre mastica lentamente, e capisci che mangiare è per lui un atto di diplomazia: preferibilmente in compagnia di politici o di dirigenti di piccoli comuni del nord Salento. Non tanto per parlare, quanto per ascoltare le pause, quelle che raccontano più delle parole.
Sebastiano Contrario
Lecce Lecce è il suo domicilio e il suo alibi. Si definisce esperto di siti porno con la naturalezza di chi ha studiato un argomento fino a saperlo scomporre in estetica, tecnica e filosofia. Non ride mai quando lo dice, e questo spiazza. È un uomo che attraversa le giornate come se fossero pagine già lette, ma ogni tanto si ferma su un dettaglio, e ci resta, come chi sa che il resto può aspettare.
