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Salviamo le fiche di Marittima. L’appello degli intellettuali è già in edicola.

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Quando a luglio mio padre disse di aver fotografato le fighe di Marittima dal nostro terrazzo, mio zio replicò: – Tu non sai nemmeno cosa sono le fiche di Marittima!
Un simbolo per l’intera comunità, ormai da troppo tempo chiuso in sè stesso. Non a caso un nostro lettore ieri, ricordando la storia delle patate della Baia Verde, ha approfittato della nostra pazienza per lanciare una ”provocazione” che per i turisti assumerebbe il rilievo di un dovere (anche l’esempio fatto in pineta è da prendere con le pinze): facciamo scrivere a Giuliano Sangiorgi una canzone in italiano.

Forti di una esperienza maturata nel tempo, «quello che chiediamo noi coltivatori di Tanga – precisa Josè Guarnaccio detto Labrador – è di non usare il tema della sabbia bagnata come uno spot per il Salento sostenibile in quanto tale ma di interfacciarsi con noi sugli scogli». Il riferimento è alla battuta ingenua del 2011 fatta da un passante alla folla, volta a diffondere lo slogan “Salviamo le fiche di Marittima”.